Quanto far pagare i tuoi servizi da remoto: il primo preventivo, senza svenderti

Tra tutte le domande che mi fanno le persone che seguo, ce n’è una che arriva sempre, prima o poi: “Ma quanto chiedo?”

È una domanda che mette ansia. Hai paura di chiedere troppo e perdere il cliente, oppure di chiedere troppo poco e lavorare tantissimo per niente. E così, molto spesso, si finisce per scegliere un numero “a sentimento”, guardando quanto chiedono gli altri e togliendo qualcosa per sicurezza.

Ci sono passata anch’io. Ecco come ragiono oggi quando aiuto qualcuno a costruire la propria tariffa da assistente virtuale e il primo preventivo.

1. Perché il prezzo “a sentimento” non funziona

Guardare le tariffe degli altri è utile per farsi un’idea del mercato, ma non ti dice quanto devi chiedere tu. Chi hai davanti ha costi diversi, esperienza diversa, clienti diversi. Copiare un prezzo significa copiare una situazione che non è la tua.

Il prezzo giusto si costruisce partendo da te: da quanto ti serve, da quanto tempo hai davvero a disposizione e dal valore di quello che fai.

2. Parti da quello che ti serve, non da quello che chiedono gli altri

Prendi un foglio e scrivi tre cose:

  • Quanto ti serve per vivere ogni mese: il tuo obiettivo di guadagno netto.
  • Quanto costa la tua attività: computer, connessione, software e gestionali, firma digitale, formazione, eventuali associazioni di categoria.
  • Tasse e contributi: dipendono dal regime e dalla tua situazione, quindi questa parte va stimata insieme al tuo commercialista. Non saltarla: è la voce che più spesso viene dimenticata.

La somma di queste tre voci è quanto devi incassare ogni mese. Non quanto ti piacerebbe guadagnare: quanto serve perché il lavoro stia in piedi.

3. Le ore fatturabili non sono tutte le ore che lavori

Questo è l’errore più comune. Da remoto non lavori solo per i clienti: ci sono anche le email, la tua amministrazione, la ricerca di nuovi clienti, l’aggiornamento. Tutto tempo importante, ma che nessuno ti paga direttamente.

Per questo, quando fai i conti, considera solo le ore che puoi davvero fatturare. Se lavori 40 ore a settimana, è realistico che quelle fatturabili siano molte meno.

Un esempio, solo per capire il ragionamento: se ti serve incassare 2.000 € al mese e puoi fatturare circa 100 ore, la tua tariffa minima è 20 € l’ora. Sotto quella cifra, lavori in perdita. Quello è il tuo pavimento, non il tuo prezzo: da lì si sale in base all’esperienza e al valore che porti.

4. A ore o a pacchetto?

All’inizio la tariffa oraria è la più semplice da spiegare e ti aiuta a capire quanto tempo richiedono davvero le attività. Ha però un limite: più diventi veloce, meno guadagni.

Il pacchetto mensile funziona meglio quando le attività si ripetono, come la prima nota, la fatturazione o la gestione delle scadenze. Il cliente sa quanto spende, tu sai quanto incassi, e la collaborazione diventa continuativa. Molte persone partono a ore e, dopo i primi mesi, trasformano il lavoro in un pacchetto.

5. Cosa scrivere nel primo preventivo

Un preventivo chiaro ti protegge più di un prezzo basso. Deve contenere:

  • Le attività incluse, descritte in modo concreto (per esempio “registrazione fatture passive, fino a 50 documenti al mese”).
  • Cosa non è incluso, così eviti richieste extra date per scontate.
  • Tempi e modalità di lavoro: scadenze, strumenti, come ci si scambia i documenti.
  • Il prezzo e come viene calcolato: a ore, a pacchetto, a documento.
  • Modalità e tempi di pagamento.
  • La validità del preventivo e come si gestiscono le attività extra.

Gli errori più comuni da evitare

  • Abbassare il prezzo prima ancora che il cliente lo chieda.
  • Fare uno sconto per “farsi conoscere”, che poi diventa il prezzo per sempre.
  • Mandare un preventivo vago, con solo una cifra e nessuna descrizione.
  • Non rivedere mai le tariffe, anche quando l’esperienza cresce.

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Non devi capirlo da sola, né da solo

Definire i servizi, il prezzo e il primo preventivo è una delle parti su cui lavoro di più con chi segue il Metodo AV360®. Nel percorso di formazione 1:1 partiamo dalla tua situazione reale, non da una tabella uguale per tutti.

Se invece stai ancora capendo da dove cominciare, ti consiglio di leggere anche da dipendente in studio a contabile da remoto: da dove si parte davvero.

Le indicazioni su tasse, contributi e regime fiscale sono un orientamento generale: per la tua situazione specifica confrontati sempre con un commercialista.

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